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Sing into my mouth
Jeanne Gaigher

10 settembre - Prolungata fino al 27 novembre 2021 

Osart Gallery, Milano

Opening Day: 9 settembre 15 - 20

Con la prima personale in Italia di Jeanne Gaigher (Cape Town, 1990), Osart Gallery prosegue la sua indagine sulle personalità più interessanti del panorama artistico sudafricano.

 

A partire dalla riflessione sul formato tradizionale della pittura e del suo supporto - la tela - Gaigher indaga le possibilità espressive dei materiali e delle loro texture. L'artista utilizza stoffe, garze, pittura e disegno, per costruire opere in cui racconta le tensioni tra il corpo e il suo contesto. Mette in scena narrazioni oniriche, surreali, in cui il corpo femminile è assoluto protagonista.

 

Gaigher si muove agilmente tra figurazione e astrazione, concentrandosi sulle zone ibride; i supporti scelti cambiano forma e dimensione insieme ai soggetti, sono un tutt'uno con essi e crescono in direzioni impreviste; la struttura del supporto e quella delle figure antropomorfe, o dei dettagli anatomici, si amalgamano: sono letteralmente cucite insieme. I corpi si propagano attraverso traiettorie e linee di energia, senza confini definiti. 

"Al momento, sono particolarmente interessata all'anatomia della tela stessa - la costruzione del sostrato su cui è dipinta l'immagine. Uso la parola "anatomia" in relazione alla superficie, costruita attraverso strati di tela dalle forme curve, cucite insieme, che mimano il profilo di organi e arti. La stessa anatomia cambia - il corpo della tela cambia. Ha una sua pseudo-simmetria"

 

Le cromie scelte, dal forte potere evocativo, non hanno funzione decorativa, ma raccontano lo scambio tra figura e ambiente: sono il verde veronese, l'ossido di ferro rosso, il nero, fino al colore "del fumo di un incendio che copre il sole". Questi si posano sui materiali, si accumulano come residui sulle figure e sul luogo che abitano. La dimensione temporale è affrontata in quanto sedimentazione di esperienze emotive; 

 

Gli ambienti rappresentati, spesso, hanno più a che fare con la dimensione inconscia di "stanze della mente" che con luoghi tangibili, ma non per questo risultano meno reali. La scala dei soggetti è deformata, il piccolissimo convive con il grandissimo e il mostruoso, grazie ad accostamenti capaci di restituire la temperatura delle situazioni. La tridimensionalità delle scene e della stratificazione materica è fondamentale: ricrea lo spessore dell'aria in un ambiente, oppure le increspature dell'acqua, o più spesso imita sconosciuti composti materici, in cui sembra immergersi il soggetto. 

Le opere di Jeanne Gaigher rappresentano situazioni di passaggio e metamorfosi, che spesso disorientano e sconvolgono. Lei stessa evoca in più occasioni l'immagine della crisalide.