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SHUSAKU ARAKAWA 

e la sua sfida artistica di PENSARE DIPINGENDO e di DIPINGERE PENSANDO

23 Settembre - 12 Novembre 2010 | Osart Gallery, Milano

Guardando un quadro di Arakawa cosa mi viene in mente? La mente”. Così il grande scrittore Italo Calvino introduce la sfida artistica di ARAKAWA: quella di DIPINGERE PENSANDO e di PENSARE DIPINGENDO. E nel concludere il suo racconto rivendica anche il potere estetico ed il piacere che l’artista sa donare a chi guarda, poiché “... la mente non può avere altro colore che quello dei quadri di Arakawa”.

La vita di Shusaku Arakawa (1936 - 18 Maggio 2010) si apre, continua e si chiude all’insegna di una stessa straordinaria cifra creativa: l’arte è chiarimento e visualizzazione di principi che consentono di trasformare in realtà delle utopie che appaiono antitetiche al reale normalmente credibile. Lo testimonia la sua scomparsa avvenuta mentre, assieme a Madeline Gins, sua moglie e musa, continuava a lavorare al progetto di sconfiggere l’invecchiamento e la morte (definiti ‘un evento assolutamente immorale’), prima attraverso i dipinti ed in seguito anche grazie a progetti architettonici adatti. Questa esposizione di OSART GALLERY di Milano (dal 23 settembre al 5 novembre), attraverso una selezione di rarissime opere vintage di grandi dimensioni dipinte tra il 1961 e il 1973, selezionate da Andrea Sirio Ortolani, testimonia della sua inesauribile capacità di invenzioni visive e concettuali. Infatti questo gruppo di splendidi e rarissimi … quadri - sì quadri ! - si presenta anche come l’incarnazione di una sfida all’anatema lanciato all’epoca da alcuni contro la pittura. Per loro – ma non per Calvino, né per noi - la pittura era scandalosa e ‘dipingere’ era l’esatto contrario di ‘pensare’: era un’attività considerata esclusivamente commerciale, decorativa e superata.

La bellezza e l’intelligenza di queste tele dimostrano il contrario con un’eleganza, uno stile, una funambolica capacità di sorprendere e di coinvolgerci nel seguire i giochi verbali e visivi, gli enigmi e i paradossi, le alchimie ed i diagrammi che Arakawa sa intrecciare per nutrire ed intrattenere i nostri sguardi mentali. Egli è fra i primi a richiedere costantemente la partecipazione ed il coinvolgimento intelligente dei suoi osservatori. Chi pensa che l’arte sia anche una propedeutica al vivere e ad un operare ottimista e intelligente, venato di ironia, qui troverà una straordinaria, inesausta ed inesauribile palestra ricca di stimoli e sorprese creativi. Da tutto questo è derivato un successo globale travolgente che continua a procurargli attenzione e riconoscimenti da molti fra i più grandi musei del mondo, come il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles, lo Stedelijk van Abbemuseum di Eindhoven, il MoMA di New York, il Seibu Museum di Tokyo e il National Museum di Osaka, oltre alle presenze, fra gli altri, alla Biennale di Venezia e alla Documenta di Kassel. La grande antologica del 1997 al Museo Guggenheim, “Reversibile Destiny: we have decided not to die” ha anche congiunto in modo autorevole l’epoca concettuale coi nuovi progetti architettonici in cui Arakawa abbraccia la ricerca dell’immortalità. Egli è da sempre amato e studiato da filosofi, scrittori e grandi intellettuali come Calvino, e come il filosofo Hans-Georg Gadamer che parlando di Arakawa amava citare le appropriate e calzanti parole del poeta Paul Celan: “Vi sono canzoni da cantare al di là dell’umano”. ("There are songs to sing beyond the human").