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WOMEN PAINTERS FROM 5 CONTINENTS

27 Febbraio - 26 Marzo 2010 | Osart Gallery

A new global millennium cocktail devoted to: 

WOMEN PAINTERS FROM FIVE CONTINENTS

 

“Guardando le opere d’arte di queste artiste, tutte (ad eccezione dell’aborigena ) fra i 27 e i 40 anni - che condividono biografie umane e creative tipiche di oggi: sono cresciute in più paesi, viaggiano, hanno formazioni, educazioni ed esperienze culturali e di vita che consentono loro di fare confronti critici, e di sentirsi a proprio agio ovunque nel mondo -, mi sono resa conto dell’influenza positiva che possono avere nell’elaborazione dei rapporti umani, sociali e culturali attraverso cui si stanno costruendo le regole del nuovo mondo globale. Nell’inevitabile caos dei cambiamenti di oggi, il mondo femminile porta la continuità di un’attenzione per la casa, per la famiglia, per l’educazione dei figli, per l’amore, la trasmissione dei ricordi e degli affetti che può essere condivisa a livello immediato e d’istinto quasi ovunque nel mondo. La novità - di cui queste straordinarie pittrici sono uno dei paradigmi - è che oggi, grazie all’emancipazione in atto, esse sono in grado di offrirci le loro doti femminili di intuizione psicologica e di conoscenza dei valori universali della vita, arricchite di capacità creative e pragmatiche che derivano da una diretta e liberatoria consuetudine di mondo”, dice Daniela Palazzoli curatrice della mostra DONNE PITTRICI DAI CINQUE CONTINENTI. E così con questa mostra abbiamo cominciato a saggiare i potenziali di questo cocktail da nuovo millennio. “La scelta della pittura - dice Andrea Sirio Ortolani di OSART GALLERY di Milano - nasce dalla nostra passione per questo linguaggio attraverso cui mente e corpo convergono per farsi immediatamente immagine. La pittura coltiva la bellezza, ma anche la concentrazione e la profondità di pensiero. Essa è di una versatilità sorprendente, come testimoniano sia la sua capacità di dialogare con altre tecniche (come qui con l’installazione) che di adattarsi a una inattesa varietà di stili e culture che ci permettono di ritrovarla ovunque nel mondo”.

L’aborigena Ruby Williamson (1940 circa) ci richiama all’eterna lotta che qui alcune creative e determinate artiste australiane hanno condotto per superare i tabù che escludevano le donne dalla pratica pittorica. Dagli anni Ottanta la loro arte, che oggi riceve riconoscimenti pari e superiori a quelli maschili, si concentra su descrizioni sintetiche fino all’astrazione delle forme del villaggio e del paesaggio con cui le loro comunità vivono in simbiosi.

Per l’americana Rosson Crow (1982) l’identità individuale si struttura attraverso eventi e personaggi mitici dei suoi luoghi. Lei ama rievocarli attraverso gli ambienti in cui si sono svolti i fatti. In Texas Painting ricorda il musicista country George Strait. La scenografia del locale è deserta. La prepotente vitalità della gestualità pittorica di Crow - ricca di improvvisazioni e colorazioni jazzistiche, rock e country - mette in scena una emozionante trasfigurazione visiva del concerto che anima ‘la sua casa della notte’.

L’artista sud coreana Chung, Suejin (1969) è un’acrobatica giocoliera che ci ammannisce con varietà e vivacità persone, eventi, situazioni, oggetti estratti dall’infinito repertorio di merci, giochi e attività socializzanti di oggi. Per leggerle, dobbiamo individuare la griglia astratta in cui sono sistemate le figure. Così giochiamo la partita della realtà intrecciandola con l’astrazione.

Iva Kontic (1982) ci immerge in un ambiente creato da tre dipinti: siamo in una stanza in penombra da cui vediamo una strada di città. “Là fuori è Belgrado, la mia città, mi spiega Kontic. Ma soprattutto è la rappresentazione di un fallimento, di un incontro mancato”. Infatti, per lei questa strada è la partitura di una vita. Noi invece guardiamo un paesaggio ignoto da dentro una stanza buia: …? Ma la sorpresa di provare dal vivo l’anteprima di un aspetto agrodolce della realtà del glocal è riuscita!

Quelle dei dipinti di Hayv Kahraman, nata in Iraq nel 1981, sono dame di una bellezza e di una grazia infinite. Dame? Un momento! Osservate con cura, queste bellissime sinuose figure, dai colli slanciati, si rivelano marionette, rese tali da culture come quella da cui lei proviene, e a cui non si arrende. La suprema elasticità e sintesi delle sue linee deriva dall’arte sumi che qui si intreccia con motivi come la miniatura persiana e l’arte rinascimentale (ha studiato anche a Firenze). La bellezza stimola l’osservazione, e promette fiducia nel futuro, amore per la ricerca, e curiosità e partecipazione alla vita e alla cultura di tutti.

Per l'anglo ganese Lynette Yiadom-Boakye (1977) ogni faccia è un destino. Più concettuale che figurativa, i suoi ritratti inseguono, approfondendola, l’idea di forza e potere che emana dalle raffigurazioni dei grandi ritrattisti. Per lei la pittura non è un optional, dal momento che è solo grazie ai suoi drammatici chiaroscuri alla Goya e alla Manet che riesce a nutrire di presenza fisica e materica - rendendole convincenti - le sue apparizioni. Come accade in questa sua opera narrativa, la prima che raffigura un gruppo: The Partisans, in cui vediamo gli adepti, come risvegliati da un sogno, seguire una donna che le assomiglia.

In mostra le opere si protendono verso di noi per chiedere il nostro parere, suscitare domande e contraddittori, e coinvolgerci. L’atteggiamento che le ispira non è solo quello di intrattenere e sedurre. Esse ci ingaggiano su argomenti cruciali per il nostro futuro: la sensibilità verso l’ambiente, la percezione di ciò che si può chiamare ‘casa’ nel mondo globale, una rielaborazione democratica dei rapporti fra i sessi e fra le razze, e che cosa alla fine fa di un individuo una persona distinta da ogni altra, però capace di stare con gli altri. Ne usciamo arricchiti, e la conversazione continua, fra noi e dentro di noi.

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Daniela Palazzoli 

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