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Miart 2020 - Digital Edition

11 - 13 settembre, 2020

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Informazioni

I DENTI DEL DRAGO

Venerdì 11 - Domenica 13  settembre, 2020

Vip Days 9 - 10 settembre

Online

In occasione di Miart 2020 - Digital Edition Osart Gallery presenta I denti del drago, un progetto incentrato sulla storica mostra dedicata al libro come opera d'arte.

 

I denti del drago era il titolo della mostra che Daniela Palazzoli aveva curato nel 1972 alla Galleria L'Uomo e L'Arte di Milano. Con questo titolo si ricollegava alla mitologia greca, per cui Cadmo, prima di fondare Tebe, dovette combattere un drago. Ucciso il drago, ne piantò i denti nel terreno, su consiglio di Atena; dai denti del drago spuntarono uomini armati, che dovette combattere, fino a che i pochi sopravvissuti lo aiutarono nella fondazione della città di Tebe. Cadmo era ritenuto da Erodoto colui che portò l'alfabeto fenicio in Grecia. 

La mostra del 1972 affrontava il libro attraverso la lente degli studi mcluhaniani, chiedendosi quale fosse la relazione tra libro, linguaggio e contenuti, e immaginando libri non da leggere, ma da esperire. Oggetto di una ricerca artistica trasversale, che trovava le sue radici in Mallarmé, per poi proseguire in Apollinaire, nel paroliberismo futurista, nel libro imbullonato di Depero, fino ai giochi di parole di Duchamp e agli esperimenti surrealisti, il libro e la parola trovavano nuova vitalità tra le sperimentazioni delle seconde avanguardie, dalla Poesia Visiva a Fluxus. La mostra curata da Daniela Palazzoli mostrava il rinnovamento della pagina scritta, liberata dalla necessità di "significare" attraverso il linguaggio alfabetico. 

Il portato simbolico dei libri è certamente mutato nel corso degli anni, e la mostra, raccogliendo alcune delle opere degli artisti che parteciparono a I denti del drago, investiga su di esso, sulle potenzialità di un oggetto ormai liberato dal formato e dall'uso canonico, proiettato verso nuove sperimentazioni. A distanza di anni, le opere mantengono invariato il loro fascino poetico: si tratta di oggetti in cui il segno linguistico si intreccia alle infinite possibilità del gesto artistico, la poesia si fa immagine, e il formato "libresco", con cui gli artisti si confrontano, mantiene inalterata la sua forza evocativa. 

Osart Gallery ha rintracciato molte delle opere presenti nella mostra del 1972, e in alcuni casi ha deciso di esporre opere dei medesimi artisti e dello stesso periodo. Il mezzo virtuale con cui oggi ci interfacciamo crea un'ulteriore dimensione di confronto. 

Tra le opere esposte ci sono libri come quello di Andy Warhol, in cui la dimensione narrativa e denotativa è forte, mentre la dimensione della narrazione si perde a favore di una poesia tutta oggettuale, su cui sfilano parole leggere, in Sfogliare, di Corrado Costa. Julien Blaine e Giovanni De Bernardi invece esplorano formati ormai lontani da quello del libro classico, in cui la dimensione giocosa e interattiva prevale: si tratta di libri da esplorare e smontare, in cui le frasi e le immagini possono essere spostate a piacimento. Nelle opere di Parmiggiani, Villa, Balestrini, Vaccari e Diacono, la fotografia e il formato rettangolare tipico del libro o della cartella grafica prevalogono sugli altri, insieme a un'autorialità frammentata, condivisa. D'altro canto in Friedman i fogli incollati l'uno all'altro assumono il formato bidimensionale di un'opera su carta, mentre in Jean Le Gac il quadernino fa da corredo e didascalia a una fotografia fuori formato. La relazione tra Mirella Bentivoglio e Amelia Etlinger intreccia a più riprese la parola scritta: la lettera polimaterica di Amelia è dedicata all'artista, critica e poetessa italiana, mentre l'opera di Bentivoglio, grande sperimentatrice dell'alfabeto e della parola, è un vero e proprio libro in cui la poesia prevale su tutto. Nelle opere di Agnetti si ritrovano il libro oggetto e la corrispondenza, che però è unilaterale; si prendano in esame per esempio i telegrammi che l'artista spedisce a se stesso, rimarcando quanto scrive Daniela Palazzoli in catalogo: l'artista "si serve del concetto stesso che permette alla lingua ufficiale di esistere, per asserire la propria esistenza e autonomia", piegando un linguaggio scaturito da un contratto sociale a leggi eminentemente individuali. 

 

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